Nella vita abbiamo una sola certezza, quella della Morte. Alla Morte sono legati due fattori, il quando e il come. Sul fattore quando non posso influire ma sul fattore come si. Sono sicuro che voglio morire Felice e da Vivo e per questo vorrei trasmettere ai miei figli e a chi è interessato le mie idee per una vita Felice e Viva.
mercoledì 27 luglio 2016
domenica 3 luglio 2016
La forza del gruppo
Cari Xander e Kiki,
Sono felice. Sto facendo una delle cose che mi rende più felice, comunicare, scrivere. Il post di domenica è stato letto da tantissime persone e questo mi fa ancora più felice. Io scrivo per essere letto, scrivo perché voglio comunicare. Questo blog, non è il mio diario personale, è il mio urlare al mondo quello che penso e che provo. Mi piacerebbe che fosse più interattivo, mi piacerebbe avere più commenti, creare una vera condivisione. Credo sia importantissimo per la mia crescita la possibilità di confrontarmi con le diverse visione del mondo, attraverso la condivisione.
Sono un animale sociale, ho bisogno degli altri per realizzare me stesso.
Due sabati fa, ho camminato sui carboni ardenti. Tecnicamente ho fatto una Pirobazia. E’ stato bello e intenso, ma non per le 4 volte che ho attraverso il tappeto di carboni, ma perché l’ho condiviso con un gruppo di persone speciali. Non ci conoscevamo, non c’erano ruoli e quindi pre-giudizi, eravamo tutti simili nelle nostre diversità, soprattutto eravamo tutti uguali davanti al fuoco, davanti alla paura del fuoco. Questo è stato il vero valore di quell’esperienza: condividere, con l’umiltà dei tutti simili, una forte prova di coraggio. Per essere simili, non bisogna essere uguali in tutto, basta un elemento di unione, in quel caso il fuoco. Quando si è simili, quando ci concentriamo sulle cose che ci uniscono, si diventa parte del gruppo, e la forza del gruppo diventa la nostra forza per superare i nostri limiti. Per superare la paura del fuoco e fare il primo passo.
Di quelle ore non ricordo il calore del fuoco, e vi garantisco che scottava, ricordo il calore del gruppo. Il calore delle persone speciali di quel gruppo.
Parlo spesso dei nostri limiti, limiti che mettiamo noi su di noi. Limiti sulle nostre capacità. “Non posso fare questo”, “non sono capace a fare quest’altro”, “per guarire ho bisogni di quella medicina”, “l’inglese non lo imparerò mai”, “ho paura dei ragni”. Il nostro quotidiano è la gestione dei nostri limiti per sopravvivere, quando dovrebbe essere, superare i nostri limiti per trovare tutta la forza delle nostre capacità, per fare quello che ci rende felici. Superare i nostri limiti per vivere a pieno tutto il bello che ci offre il mondo.
Con l’esperienza della Pirobazia, ho capito che oltre ai limiti che poniamo su noi stessi, dobbiamo superare i limiti che ci poniamo nei confronti degli altri. I rapporti sono regolati da dei limiti, molti legati a quelle che noi consideriamo diversità. Pensate solo al rapporto uomo-donna, quanti limiti ci sono che impediscono la possibilità di trarre forza da questo rapporto. O si è una coppia o tutto è più difficile. Difficile pensare serenamente a una semplice amicizia uomo-donna, senza ipotizzare che comunque potrebbe nascere una storia. Cosa che non accade mai se il rapporto è uomo-uomo. Ci sono i limiti legati ai ruoli, i limiti di rapporto fra dirigente e sottoposto, fra dottore e malato, fra insegnate e alunno. Dove c’è un ruolo c’è almeno un limite legato alla diversità. Ci sono i limiti legati all’intimità. Sappiamo che certe domande non si possono fare perché “sono troppo intime”, limitando la possibilità di condividere determinate cose e dare valore al rapporto. Tantissimi i limiti legati al giudizio. Non voglio avere rapporti con quella persona perché ha una cattiva fama, un cattivo giudizio sociale, magari solo per il diverso colore della pelle o per il diverso accento o per il diverso Dio a cui crede.
Superare questi limiti, ci permette di creare un rapporto più intenso con gli altri, ci permette di diventare un gruppo unito e l’energie del gruppo rendono ancora più forti e intense le nostre. Da soli si può fare tanto, ma in gruppo si può fare anche l’impossibile, come camminare sui carboni ardenti.
Kiki è Xander vi voglio bene, siete la cosa più bella della mia vita.
Sono felice. Sto facendo una delle cose che mi rende più felice, comunicare, scrivere. Il post di domenica è stato letto da tantissime persone e questo mi fa ancora più felice. Io scrivo per essere letto, scrivo perché voglio comunicare. Questo blog, non è il mio diario personale, è il mio urlare al mondo quello che penso e che provo. Mi piacerebbe che fosse più interattivo, mi piacerebbe avere più commenti, creare una vera condivisione. Credo sia importantissimo per la mia crescita la possibilità di confrontarmi con le diverse visione del mondo, attraverso la condivisione.
Sono un animale sociale, ho bisogno degli altri per realizzare me stesso.
Due sabati fa, ho camminato sui carboni ardenti. Tecnicamente ho fatto una Pirobazia. E’ stato bello e intenso, ma non per le 4 volte che ho attraverso il tappeto di carboni, ma perché l’ho condiviso con un gruppo di persone speciali. Non ci conoscevamo, non c’erano ruoli e quindi pre-giudizi, eravamo tutti simili nelle nostre diversità, soprattutto eravamo tutti uguali davanti al fuoco, davanti alla paura del fuoco. Questo è stato il vero valore di quell’esperienza: condividere, con l’umiltà dei tutti simili, una forte prova di coraggio. Per essere simili, non bisogna essere uguali in tutto, basta un elemento di unione, in quel caso il fuoco. Quando si è simili, quando ci concentriamo sulle cose che ci uniscono, si diventa parte del gruppo, e la forza del gruppo diventa la nostra forza per superare i nostri limiti. Per superare la paura del fuoco e fare il primo passo.
Di quelle ore non ricordo il calore del fuoco, e vi garantisco che scottava, ricordo il calore del gruppo. Il calore delle persone speciali di quel gruppo.
Parlo spesso dei nostri limiti, limiti che mettiamo noi su di noi. Limiti sulle nostre capacità. “Non posso fare questo”, “non sono capace a fare quest’altro”, “per guarire ho bisogni di quella medicina”, “l’inglese non lo imparerò mai”, “ho paura dei ragni”. Il nostro quotidiano è la gestione dei nostri limiti per sopravvivere, quando dovrebbe essere, superare i nostri limiti per trovare tutta la forza delle nostre capacità, per fare quello che ci rende felici. Superare i nostri limiti per vivere a pieno tutto il bello che ci offre il mondo.
Con l’esperienza della Pirobazia, ho capito che oltre ai limiti che poniamo su noi stessi, dobbiamo superare i limiti che ci poniamo nei confronti degli altri. I rapporti sono regolati da dei limiti, molti legati a quelle che noi consideriamo diversità. Pensate solo al rapporto uomo-donna, quanti limiti ci sono che impediscono la possibilità di trarre forza da questo rapporto. O si è una coppia o tutto è più difficile. Difficile pensare serenamente a una semplice amicizia uomo-donna, senza ipotizzare che comunque potrebbe nascere una storia. Cosa che non accade mai se il rapporto è uomo-uomo. Ci sono i limiti legati ai ruoli, i limiti di rapporto fra dirigente e sottoposto, fra dottore e malato, fra insegnate e alunno. Dove c’è un ruolo c’è almeno un limite legato alla diversità. Ci sono i limiti legati all’intimità. Sappiamo che certe domande non si possono fare perché “sono troppo intime”, limitando la possibilità di condividere determinate cose e dare valore al rapporto. Tantissimi i limiti legati al giudizio. Non voglio avere rapporti con quella persona perché ha una cattiva fama, un cattivo giudizio sociale, magari solo per il diverso colore della pelle o per il diverso accento o per il diverso Dio a cui crede.
Superare questi limiti, ci permette di creare un rapporto più intenso con gli altri, ci permette di diventare un gruppo unito e l’energie del gruppo rendono ancora più forti e intense le nostre. Da soli si può fare tanto, ma in gruppo si può fare anche l’impossibile, come camminare sui carboni ardenti.
Kiki è Xander vi voglio bene, siete la cosa più bella della mia vita.
martedì 14 giugno 2016
Strategie per il cambiamento per le aziende e le persone
Cari Xander e Kiki,
Qui sotto la bozza di quello che avrei dovuto dire durante il mio intervento al TEDx di Alessandria il 11/06/16. "Avrei dovuto", perché alla fine sono andato a braccio, e lo potrete verificare guardando il video del mio intervento, che troverete su TED da fine luglio.
Qui sotto la bozza di quello che avrei dovuto dire durante il mio intervento al TEDx di Alessandria il 11/06/16. "Avrei dovuto", perché alla fine sono andato a braccio, e lo potrete verificare guardando il video del mio intervento, che troverete su TED da fine luglio.
“Buongiorno a tutti. La domanda a cui cercherò di dare risposta in questo mio intervento è: “Perché le aziende devono cambiare le loro strategie per adeguarsi a questo mondo in continuo cambiamento? Come lo devono fare?”
Partiamo da 3 evidenze:
Il mondo è sempre cambiato, quello che è cambiato oggi è il modo in cui sta cambiando. Il cambiamento adesso è molto veloce. Si è passati dal parlare di innovazione al parlare di evoluzione.
Prima le scoperte e le invenzioni creavano “innovazione”, dal vecchio si passava al nuovo. Dopo le innovazioni si viveva un periodo di consolidamento, di sfruttamene di queste. E’ stata inventata la ruota, e questa innovazione è stata consolidata in milioni di anni. E’ stata inventata la macchina a vapore, e questa innovazione è stata consolidata in centinaia di anni. E’ stato inventato il fax e questa innovazione è stata consolidata in qualche decennio. I tempi di consolidamento si sono sempre più ridotti fino ad annullarsi. Oggi le scoperte e invenzioni sono innumerevoli ogni giorno. Oggi si scopre e inventa e non si consolida più ma si condivide. La condivisione, grazie alla rivoluzione digitale, permette un immediato aumento del “sapere” che spinge a un’altra scoperta e innovazione. Non si passa più dal vecchio al nuovo ma si evolve. Un esempio sono i telefoni cellulare, si è passati dai primi che telefonavano e basta, a quelli di oggi che permettono di fare tantissime cose, e ogni nuovo modello evolve sempre, migliorando con nuove funzionalità.
Si è passati da un mondo statico a un mondo dinamico. Prima i cambiamenti erano pluri-generazionali, perché un cambiamento si consolidasse erano necessarie più generazioni. Oggi in una generazione ci sono pluri-cambiamenti, con un'evoluzione continua.
La seconda evidenza è che il mondo è imperfetto. L’errore è parte del sistema. L’uomo è parte del mondo, l’uomo è imperfetto. Rendersi conto di questo è molto importante perché ci fa capire che la perfezione non esiste. La legge di Pareto, dice che con il 20% del tempo si ottiene l’80% del risultato e con il restante 80% del tempo si ottiene il restante 20% del risultato. In un mondo dove non esiste la perfezione e la velocità fa la differenza, è meglio il fare, quindi arrivare all’80% del risultato con il 20% del tempo, che tendere alla perfezione con il restante 80% del tempo, che tanto non ci arriveremo mai.
Il valore è l’essere diverso dagli altri. L’essere diverso è l’elemento che ci permette di uscire dalla massa per essere visti, scelti.
Cosa deve fare un’azienda per adeguarsi a queste evidenze?
- Mettere il valore delle persone al centro del proprio business, perché è l’unico modo per l’azienda di essere motore dell’evoluzione e del cambiamento.
- Valorizzare l’errore come momento di apprendimento.
- Individuale i propri talenti differenzianti e svilupparli, e non cercare di standardizzarsi eliminando solo le proprie negatività.
- I valori, i criteri di scelta sono più importanti del metodo e del fine.
- Aprire l’azienda, questo vuol dire sia far entrare nuove competenze ed esperienze in azienda sia far uscire le proprie.
- Aprire l’azienda, questo vuol dire sia far entrare nuove competenze ed esperienze in azienda sia far uscire le proprie.
Partiamo dal mettere il valore delle persone al centro del nostro business. Nelle scuole di economia insegnano che i 3 fattori produttivi sono: “la terra, il capitale e la forza lavoro”. L’imprenditore è colui che coordina questi tre fattori produttivi per il raggiungimento del fine dell’impresa.
Anche qui troviamo una forte staticità del concetto, risorse date e strumenti di coordinamento definiti al raggiungimento di uno scopo. In un mondo dinamico, questo non funzione perchè non si può pensare di replicare all’infinito un processo di coordinamento dei tre fattori produttivi. Tutti i processi devono essere ridefiniti, per migliorarli ed evolverli, ogni volta che si realizzano. Non devono essere replicato ma evoluti. Solo mettendo le persone al centro dei processi, questo può avvenire. Le aziende fatte di persone e non di procedure, fatte di persone che condividono chiaramente gli stessi valori decisionali, persone consapevoli del proprio valore e delle proprie responsabilità, saranno in grado di autoregolarsi al cambiamento e anzi essere loro il motore del cambiamento.
La valorizzazione dell’errore. Se vogliamo muoverci in un ambiente sconosciuto, lo dobbiamo fare ad approssimazione di errori. La scienza, la tecnica e la medicina si muovono così. Anche noi entrando in una stanza buia che non conosciamo, per accedere la luce tentiamo di toccare il muro alla nostra destra, se sbagliamo perché non troviamo l’interruttore, impariamo che li non c’è e proviamo vicino e proseguiamo così fino ad aver trovato l’interruttore. Se abbiamo veramente imparato da tutti i nostri errori, prima o poi l’interruttore lo troviamo.
La nostra infanzia è caratterizzata da questo sistema di apprendimento, non conosciamo niente del mondo. Per imparare a camminare dobbiamo prima provare a camminare. Così per il parlare, il mangiare e tutto quello che per noi oggi è naturale fare. Mediamente prima di camminare, cadiamo almeno 600 volte, cioè tentiamo un equilibrio, sbagliato per 600 volte fino a quando non troviamo quello che ci fa camminare.
Quando utilizziamo questo metodo di apprendimento? Quando non conosciamo le variabili e i sistemi che regolano l’ambiente in cui dobbiamo agire. Quando non conosciamo le regole del percorso che dobbiamo compiere per arrivare al nostro scopo.
Fino a qualche decennio fa, forse meno, le regole dei sistemi economici erano abbastanza definite. Regole statiche e consolidate, che con diversi anni di studio sono state anche formalizzate e insegnate nelle università, master e anche per corrispondenza e su DVD.
Una buona idea, studi di mercato ben fatti, strategie ben definite e potere economico, erano le chiavi di un probabile business di successo. Si studiavano i casi di successo e si cerva di replicarli al meglio. La cosa funzionava e funziona ancora. Ma in futuro, cioè domani mattina?
Quando si sa cosa si deve fare, perché le regole sono chiare, non seguirle, sbagliare è una cosa fortemente negativa a livello personale, aziendale e addirittura sociale e va punita. Brutti voti a scuola, licenziamenti in azienda e gogna sociale. Soprattutto nel mondo europeo, il fallimento di un’azienda è visto come un imprenditore incapace, che deve essere punito e reietto dalla società, tanto da impedirgli di poter ricominciare con una nuova azienda fino a remissione dei suoi peccati. E se fosse stato invece solo un bravo imprenditore che ci ha provato e ha solo sbagliato? Magari al tentativo successivo avrebbe scoperto la fusione a freddo. Ovviamente parliamo solo di gentiluomini.
Quando non si sa cose si deve “fare”, anzi dove “fare” in modo diverso è il valore, l’unico modo di agire e tentare e quindi anche sbagliare. L’errore, la sua analisi e l’apprendimento da questa è l’elemento base di un business in un mondo in evoluzione come quello di oggi.
Le aziende devono creare un clima diffuso di accettazione dell’errore, di evidenza e condivisione dello stesso a livello aziendale e di divulgazione dell’apprendimento che ne è scaturito.
Se continuiamo a dare all’errore un valori negativi, ci sarà sempre il terrore di sbagliare per la paura di essere puniti. E cosa succederà? Nessuno farà niente, così sicuro non si commetteranno errori, l’azienda rimarrà statica in uno scenario dinamico. L’azienda sarà fuori dal mercato. L’azienda chiuderà.
La crescita del talento differenziante della nostra azienda. Il mondo non è perfetto, tanto meno noi e le nostre aziende ma c’è sicuramente qualche cosa della nostra azienda che qualcuno, anche solo noi imprenditori, consideriamo un talento. E’ li che dobbiamo sviluppare la nostra azienda. Paradigma semplice nel mondo dinamico ma non accettato in quello statico.
Come già detto nelle scuole economiche di tutti i livelli, vengono insegnate le regole formali di base per costituire un azienda. Nei libri sono formalizzati i modelli delle varie aziende perfette, tipi di gerarchie, diffusione dei poteri, sono tanti, almeno una 50antina. Dalle società uni-personali, fino alle multinazionali più grandi al mondo. Apri un’attività, decidi il tuo modello e da li parti, puoi anche decidere di cambiare modello, se cambi la dimensione dell’azienda, ma devi rimanere sempre in quei 50 modelli, altrimenti ti mancano le regole per funzionare bene.
Visto che siamo tutti bravi imprenditori, conosciamo i modelli e cerchiamo di adattare quelli dei libri alle nostre aziende e per farlo cerchiamo quello che in azienda non corrisponde e iniziamo tutta una serie di forzature. Ancora di più se abbiamo chiamato un consulente ad aiutarci. Passiamo anni a inserire sistemi di controllo, modelli decisionali, procedure standard. Energie, soldi e soprattutto tempo per strutturare in modo formale la nostra azienda. E quando ci siamo riusciti? Tutto funziona come un orologio, avete formalizzato le procedure e formalizzato il sistema di controllo delle procedure. Siete finalmente un’azienda da manuale. Un’azienda come tutte le altre del manuale. Ma come, come tutte le altre? Ma noi vogliamo essere diversi, vogliamo che i nostri clienti ci riconoscano come diversi dai nostri concorrenti. Bene forse era meglio concentrarsi sull’essere diversi, sviluppando il talento differenziante dell’azienda e non concentrandosi sul volerla standardizzare.
Il formatore e scrittore Alessandro Chelo, scrive nei suoi libri, molte delle cose che vi dico arrivano da li, che tutte le aziende, come tutte le persone hanno delle positività e delle negatività. Le negatività sono di tue tipo, strutturali e tecniche. Quelle tecniche, come il non saper l’inglese, non avere una contabilità adeguata alla crescita, non avere un carrello elevatore per scaricare i camion, si possono e anzi si devono risolvere. Facendo corsi di inglese, cambiando software gestionale e comprando un carrello elevatore. Invece le negatività strutturali, sono basso, ho la sede in una valle lontana dalla città, siamo in 4 e la mia prima concorrente è una multinazionale, sono negatività strutturali che non si possono risolvere, è quindi inutile continuare a concertarci su quelle, bisogna accettarle.
Se vogliamo essere riconosciti per il nostro talento differenziante, cerchiamolo, sviluppiamolo, alimentiamolo e in parallelo miglioriamo le nostre negatività tecniche e accettiamo quelle strutturali.
La chiara definizione e condivisione dei valori, dei criteri di scelta aziendali. Noi possiamo agire solo sul nostro quotidiano, possiamo fissarci degli obiettivi, dobbiamo fissarci degli obiettivi, ma l’unica cosa su cui possiamo agire sono le decisioni, le azioni di qui e ora. E’ fondamentale sapere dove voler andare, ma sugli obiettivi non abbiamo nessun controllo diretto. Sono gli elementi che guidano il mondo dinamico che li influenzano, obiettivi veri e raggiungibili oggi, domani potrebbero non esisterlo più. Nelle scuole di economica, dove regna ancora l’idea di un mondo statico, dove per decenni non varia nulla, insegnano che la cosa più importante è l’obiettivo. Fissa bene il tuo obiettivo e fai di tutto per raggiungerlo, lui è li che ti aspetta. Già il giorno dopo la partenza, si è sicuramene sposta, dopo una settimana è sparito.
Dobbiamo cambiare le priorità, prima definiamo il nostro metodo di azione. Definiamo quali sono i valori che guideranno le nostre scelte quotidiane, le nostre azioni, da quelle più banali a quelle fondamentali per l’impresa. L’obiettivo deve essere dinamico come il mondo in cui si realizzerà e che lo regola. Se seguiamo il nostro metodo, arriveremo al nostro obiettivo, dovunque lui si troverà.
Ultimo elemento ma importantissimo: l'apertura. Bisogna che le azienda abbiano il coraggio di condividere il proprio sapere, superando la paura di perdere potere, per permettere a tutto il nuovo di entrare in azienda per farla evolvere. Per gli "esperti" questa è la cosa più difficile perché non sono disposti a condividere il proprio sapere perché perderebbero potere e dall'altra parte, essendo esperti, credono di sapere già tutto e non vogliono far fatica per imparare cose nuove.
Le aziende devono soprattutto aprirsi ai giovani, che hanno la mente ancora aperta e voglia di imparare.
Ultimo elemento ma importantissimo: l'apertura. Bisogna che le azienda abbiano il coraggio di condividere il proprio sapere, superando la paura di perdere potere, per permettere a tutto il nuovo di entrare in azienda per farla evolvere. Per gli "esperti" questa è la cosa più difficile perché non sono disposti a condividere il proprio sapere perché perderebbero potere e dall'altra parte, essendo esperti, credono di sapere già tutto e non vogliono far fatica per imparare cose nuove.
Le aziende devono soprattutto aprirsi ai giovani, che hanno la mente ancora aperta e voglia di imparare.
domenica 29 maggio 2016
Cambiare e crescere per diventare quello che si vuole essere.
Cari Xander e Kiki,
Non puoi cambiare. Non puoi cambiare tu, è non puoi cambiare gli altri. Ce lo ripete ogni volta che proviamo a cambiare, a essere protagonisti della nostra vita. E’ inutile, sei fatto così, lascia stare, sono tutte fatiche sprecate. Ti sembrerà di cambiare per un po’ ma poi tornerai quello di prima, quello che sei. Peggio ancora se provi a cambiare gli altri. Tu sei fatto così, quante volte ci abbiamo provato? Sempre lo stesso risultato, tu sei fatto così, è inutile carcera di cambiare.
Il nostro cervello ce lo ha detto tantissime volte.
Ma allora nasciamo “già fatti così”? Perché se nasciamo “già fatti così”, allora posso ammettere che non possiamo cambiare, ma se invece nascessimo “da fare” e ci facessimo vivendo, perché non potremmo cambiare?
Io credo che nasciamo “da fare”, che giorno dopo giorno ci facciamo, giorno dopo giorno cresciamo nel nostro essere. Oggi giorno cambiamo, ma non perché non siamo più quelli del giorno prima ma perché siamo qualcosa di più rispetto a quelli che eravamo il giorno prima. Si continua a crescere.
La parola chiave è proprio crescere. Ammettiamo che si possa crescere e cambiare quando siamo bambini, ragazzi, giovani, poi basta. Da un momento in poi iniziamo a dire che non si può più cambiare.
Associamo il cambiare dell’essere con il cambiare dell’aspetto. Fin che cresco nel corpo, posso crescere nella persona. Cambiamo radicalmente nell’aspetto fino ai 20, 25 anni? Allora possiamo cambiare nell’essere fino a quell’eta.
Sono convinto che questo sia dovuto al fatto che viviamo in modo passivo la nostra vita. Cambiamo fino a quando in modo passivo, ci troviamo a vivere nuove esperienze. Con le nuove esperienze si cresce e si cambia. Quando siamo giovani le nuove esperienze sono tantissime e quindi cresciamo tantissimo. Poi tendiamo a stabilizzarci, a vivere nella nostra routine e allora smettiamo di crescere
“Ci facciamo” in modo passivo.
E se cambiassimo atteggiamento? Se diventassimo attivi nel nostro vivere? Se decidessimo di essere presenti nel nostro qui e ora, nel nostro presente, sempre come protagonisti della nostra vita.
Sono convinto che potremmo cambiare, crescendo.
Ci vuole coraggio, perché vorrebbe dire vivere una strada nuova ogni istante, una strada non ancora percorsa che non conosciamo. La strada che ci può però portare dove vogliamo andare noi.
Non cambiare, vuol dire percorrere la strada della sicurezza, quella che conosciamo, che molte volte non ci piace nemmeno, ma che ci fa meno paura.
Accettiamo che il passato non lo si possa cambiare, quello che è stato è stato, ma prendiamo consapevolezza che questo non vuol dire assolutamente che allora non si possa cambiare il nostro presente per cambiare il nostro futuro.
La scelta è nostra. Se troviamo il coraggio di affrontare la paura del cambiamento, la paura di sbagliare, se troviamo il coraggio di affrontare cose nuove, di uscire dalla nostra zona di conforto, se lottiamo con il nostro cervello perchè non ci proponga i soliti schemi, scuse e giustificazioni per non fare, allora cresciamo e diventiamo quello che vogliamo veramente essere. La frase è al presente perchè il presente è l’unico momento in cui possiamo agire e cambiare.
Regole:
Dobbiamo avere il coraggio di affrontare la paura di sbagliare
Accettiamo di non poter cambiare il nostro passato
Si può cambiare e crescere sempre
Viviamo e possiamo agire solo nel presente
Se vogliamo cambiare e crescere lo possiamo fare solo qui e ora, solo nel presente
Dobbiamo cambiare e crescere per diventare quello che vogliamo essere
Si cambia e si cresce facendo nuove esperienze e guardando in modo nuovo quelle già fatte
Cari Kiki e Xander, siete la cosa più bella della mia vita. Vi voglio bene.
Non puoi cambiare. Non puoi cambiare tu, è non puoi cambiare gli altri. Ce lo ripete ogni volta che proviamo a cambiare, a essere protagonisti della nostra vita. E’ inutile, sei fatto così, lascia stare, sono tutte fatiche sprecate. Ti sembrerà di cambiare per un po’ ma poi tornerai quello di prima, quello che sei. Peggio ancora se provi a cambiare gli altri. Tu sei fatto così, quante volte ci abbiamo provato? Sempre lo stesso risultato, tu sei fatto così, è inutile carcera di cambiare.
Il nostro cervello ce lo ha detto tantissime volte.
Ma allora nasciamo “già fatti così”? Perché se nasciamo “già fatti così”, allora posso ammettere che non possiamo cambiare, ma se invece nascessimo “da fare” e ci facessimo vivendo, perché non potremmo cambiare?
Io credo che nasciamo “da fare”, che giorno dopo giorno ci facciamo, giorno dopo giorno cresciamo nel nostro essere. Oggi giorno cambiamo, ma non perché non siamo più quelli del giorno prima ma perché siamo qualcosa di più rispetto a quelli che eravamo il giorno prima. Si continua a crescere.
La parola chiave è proprio crescere. Ammettiamo che si possa crescere e cambiare quando siamo bambini, ragazzi, giovani, poi basta. Da un momento in poi iniziamo a dire che non si può più cambiare.
Associamo il cambiare dell’essere con il cambiare dell’aspetto. Fin che cresco nel corpo, posso crescere nella persona. Cambiamo radicalmente nell’aspetto fino ai 20, 25 anni? Allora possiamo cambiare nell’essere fino a quell’eta.
Sono convinto che questo sia dovuto al fatto che viviamo in modo passivo la nostra vita. Cambiamo fino a quando in modo passivo, ci troviamo a vivere nuove esperienze. Con le nuove esperienze si cresce e si cambia. Quando siamo giovani le nuove esperienze sono tantissime e quindi cresciamo tantissimo. Poi tendiamo a stabilizzarci, a vivere nella nostra routine e allora smettiamo di crescere
“Ci facciamo” in modo passivo.
E se cambiassimo atteggiamento? Se diventassimo attivi nel nostro vivere? Se decidessimo di essere presenti nel nostro qui e ora, nel nostro presente, sempre come protagonisti della nostra vita.
Sono convinto che potremmo cambiare, crescendo.
Ci vuole coraggio, perché vorrebbe dire vivere una strada nuova ogni istante, una strada non ancora percorsa che non conosciamo. La strada che ci può però portare dove vogliamo andare noi.
Non cambiare, vuol dire percorrere la strada della sicurezza, quella che conosciamo, che molte volte non ci piace nemmeno, ma che ci fa meno paura.
Accettiamo che il passato non lo si possa cambiare, quello che è stato è stato, ma prendiamo consapevolezza che questo non vuol dire assolutamente che allora non si possa cambiare il nostro presente per cambiare il nostro futuro.
La scelta è nostra. Se troviamo il coraggio di affrontare la paura del cambiamento, la paura di sbagliare, se troviamo il coraggio di affrontare cose nuove, di uscire dalla nostra zona di conforto, se lottiamo con il nostro cervello perchè non ci proponga i soliti schemi, scuse e giustificazioni per non fare, allora cresciamo e diventiamo quello che vogliamo veramente essere. La frase è al presente perchè il presente è l’unico momento in cui possiamo agire e cambiare.
Regole:
Dobbiamo avere il coraggio di affrontare la paura di sbagliare
Accettiamo di non poter cambiare il nostro passato
Si può cambiare e crescere sempre
Viviamo e possiamo agire solo nel presente
Se vogliamo cambiare e crescere lo possiamo fare solo qui e ora, solo nel presente
Dobbiamo cambiare e crescere per diventare quello che vogliamo essere
Si cambia e si cresce facendo nuove esperienze e guardando in modo nuovo quelle già fatte
Cari Kiki e Xander, siete la cosa più bella della mia vita. Vi voglio bene.
sabato 14 maggio 2016
Le Aspettative, Obiettivi ed essere al centro delle nostre scelte
Cari Xander e Kiki,
capita che programmiamo la nostra vita sulle aspettative. Scegliamo la scuola superiore per l'aspettativa di un lavoro ricco di soddisfazioni e soldi, ci sposiamo per l'aspettativa di una vita felice e piena d'amore. Scegliamo in base alle aspettative.
Quindi le aspettative sono un elemento molto importante nella nostra vita, direi quasi fondamentali. Basiamo molte delle scelte più importanti della nostra vita, proprio sulle aspettative, ma cosa sono le aspettative?
Visto la loro importanza, è giusto farsi questa domanda. Il Dizionario Garganti scrive: "quello che ci si aspetta", ed è proprio così, le aspettative sono quello che "aspettiamo" che succeda. Ovviamente le aspettative normalmente sono positive, tutti vorremmo che le conseguenze delle nostre scelte siamo cose positive per noi. Passiamo molto tempo a pensare alle aspettative delle nostre scelte, anzi molte volte diamo più importanza all'aspettativa che alla scelta stessa. Questo succede spesso nel matrimonio, ci sposiamo già proiettati nell'aspettativa di ritrovarci con il nostro compagno, mano nella mano, a ottant'anni a godere di un tramonto spettacolare su una spiaggia tropicale. Vi ritrovate? Io si.
Ma attendere, aspettare è non fare, è non agire. Se basiamo le nostre scelte sulle aspettative, vuol dire scegliere e aspettare che qualche cosa, che qualcuno agisca per noi, per dare un risultato positivo alle nostre scelte. Aspettare vuol dire, proiettare il nostro qui e ora nel futuro, senza azione.
Per me, questo non funziona perché vuol dire delegare la nostra vita, vuol dire non vivere, sperare non mettendosi al centro, facendo passare il tempo in modo passivo senza agire.
Le scelte devono essere fatte per un obiettivo, non per un'aspettava. Scegliere per un' obiettivo, vuol dire anche definire le azioni necessarie per raggiungerlo. Le azioni sono il fare, fare noi, agire noi per la nostra vita. Definire un obiettivo, implica il definire il tempo di realizzazione. Scelgo una scuola perché voglio, entro qualche mese dal termine, lavorare in un determinato campo, e finito la scuola agisco perché questo succeda. Scelgo di stare con una persona perché ho l'obiettivo di essere felice qui e ora, da subito, nel presente, con quella persona e ogni giorno faccio qualche cosa io perché questo avvenga.
Vivere sulle aspettative, per me, vuol dire non vivere nel presente, vuol dire portare la nostra realtà nel futuro e li rimanere attaccati alle belle emozioni legate all' aspettative positive, con il rischio, certezza, che a un certo punto realizziamo di non aver veramente vissuto, e li nascono i problemi.
Regola: Non scegliamo per le aspettative, scegliamo per i nostri obiettivi e agiamo con il fare per raggiungerli. Dobbiamo essere noi i protagonisti della nostra vita.
Cari Kiki e Xander vi voglio bene. Siete la cosa più bella della mia vita.
mercoledì 4 maggio 2016
Vivere vuol dire emozionarsi
Cari Xander e Kiki,
Una delle considerazioni che maggiormente mi ha cambiato il modo di vedere le cose, di vedere la mia vita e il mondo, è l’evidenza che noi viviamo a emozioni. Belle emozioni come la felicità, la soddisfazione, la realizzazione, l’eccitazione, la serenità, l’amore. Emozioni neutre, come l’apatia, la noia e brutte emozioni come la tristezza, la rabia, la sofferenza, la delusione, l’odio.
Provate ad andare nella vostra memoria, troverete dei ricordi associati a immagini ma soprattutto associati a emozioni. Immagini che vi riporteranno a delle emozioni belle, brutte o neutre. Provate ad andare anche nel vostro futuro, quando pensate a cosa potrà accadere, immaginate sempre delle situazioni legate a immagini ed emozioni.
Vivere nel presente, nel qui e ora, vuol dire vivere nell’emozione del momento. Tutto quello che noi consideriamo mondo reale, le cose che ci circondano, le persone con cui parliamo e interagiamo, alla fine si traducono in momenti di emozione per noi.
La vita è un susseguirsi di emozioni.
I nostri 5+1 sensi raccolgono le informazioni dal mondo esterno, il cervello le elabora e le trasforma in emozioni.
Se vivere, vuol dire emozionarsi, per quanto mi riguarda, ho deciso che voglio vivere belle emozioni. Voglie essere felice e cercherò nel mondo esterno a me quelle cose che saranno strumento per la mia felicità. Già la consapevolezza di essere vivo è un’evidenza oggettiva che diventa strumento di felicità.
Kiki e Xander siete la cosa più bella della mia vita, vi voglio bene!!!
Kiki e Xander siete la cosa più bella della mia vita, vi voglio bene!!!
sabato 30 aprile 2016
Mettersi al centro della propria vita.
Cari Xander e Kiki,
quello che scrivo qui sotto è successo veramente...
quello che scrivo qui sotto è successo veramente...
12 aprile 2015
Dai, fatta!!!
Dai, fatta!!!
Che male, cavolo si è rotta la spalla, senti come brucia. Non riesco a muoverla. Adesso ci dobbiamo tirare su, non abbiamo fiato. Stendi il braccio, allunga la mano, prendi la corda con il fiocco arancione. Se non ci raddrizziamo, non ci tirano giù. Cxxxo che male. Perché l’abbiamo fatto.
Anche questa è fatta, adesso passa il male. Ancora 2 centimetri e prendiamo la corda… fatto.
Che male, la spalla è sicuramente rotta.
Goditi che ce l’abbiamo fatto, adesso ci tirano giù. Per il braccio vedremo. Ok, salvi.
Cxxxo, sbrigati a toglierci l’imbragatura che vogliamo muovere il braccio e alzaci in piedi… proprio a noi doveva capitare l’apprendista con l’istruttore. Dobbiamo anche fare la facci di chi si è divertito.
Ce l’abbiamo fatta!!!! Goditi quello, non è da tutti. Abbiamo superato la paura di buttarci.
Cxxxo dici. Adesso goditi tu la scarpinata nel bosco per tornare su. Con i tuoi polmoni non arriveremo mai al ponte, pensa che figura di mxxxa quando arriverà quello dopo e ci vedrà svenuti nel bosco… che coxxxxni. Ottimo lavoro, complimenti.
La smetti! Volevamo, dovevamo farlo e l’abbiamo fatto. Ne avevamo paura, abbiamo affrontato la paura con il coraggio e ci siamo buttati.
E… e cosa abbiamo dimostrato? Adesso abbiamo sicuramente una spalla rotta, non riusciremo a salire fino al ponte senza svenire, chiameremo Yara a Houston, e le diremo: “lo so che già ti sei incazzata perché settimana scorsa mi sono buttato con il paracadute senza dirti niente ed è andata bene. Oggi invece mi sono buttato dal ponte, bellissimo, ma… mi sono rotto una spalla.” e lei, giustamente, ci insulterà, ricordandoci la nostra responsabilità sui bambini.
Abbiamo dimostrato che le paure ci sono ma si possono affrontare con il coraggio, abbiamo dimostrato che i nostri limiti arrivano dalle nostre paure e che per superarli dubbiamo avere il coraggio di farlo.
E una spalla rotta, il casino che adesso dovremo affrontare con tutti? Per arrivare a casa dobbiamo fare 200 chilometri, ma con la spalla rotta come facciamo?
Chi ha detto che la spalla è rotta? Fa male ma forse si è solo slogata o stirato il muscolo. A casa ci arriviamo, abbiamo le marce automatiche e useremo il sinistro, se ci farà ancora male la spalla andremo al pronto soccorso. Goditi l’aver fatto una cosa speciale e passo dopo passo arriveremo al ponte, poi alla macchina e alla fine a casa.
Lo sai che tutti diranno che abbiamo fatto una caxxata, Yara, la Mamma, molti in ufficio non lo diranno ma lo penseranno. Hanno ragione, alla nostra età cosa dovevamo dimostrare? Abbiamo due figli bellissimi e noi abbiamo rischiato la nostra vita per cosa? Siamo dei coxxxxxni.
E’ tutta la vita che decidiamo cosa fare e cosa non fare, pensando a cosa dicono e pensano gli altri di noi. Stiamo facendo questa cosa, proprio perché abbiamo deciso di metterci al centro della nostra vita, decidere noi per noi. Ricordi?
Siamo stati un bravo figlio, un bravo marito, un bravo capo, perché abbiamo sempre deciso per quello che gli altri si aspettavano da noi. Non volevamo deluderli, guidavamo la nostra vita secondo i loro valori. Ricordi?
Ci abbiamo messo 43 anni a capirlo ma adesso lo abbiamo capito. Non voglio passare il resto della mia vita a buttarmi dai ponti, questo è un momento di rottura, soprattutto per imparare ad affrontare le paure con il coraggio, le paure che la malattia ci ha lasciato, ma anche perché dobbiamo fare quello che vogliamo “noi”, dobbiamo metterci al centro della nostra vita, anche se in questo momento con scelte estreme.
Non vuol dire egoismo, tutt’altro, vuol dire consapevolezza che nessuno può veramente decidere per il nostro bene, perché nessuno ci conosce veramente. Non ci conosciamo noi, come possiamo pensare che ci conosca qualcun altro. Conoscerci, nel senso di sapere cosa ci fa veramente felice.
Chi scegli per noi, usa i suoi valori, usa i suoi parametri per decidere cosa è bene e male per noi ma i suoi parametri non sono i nostri.
Oltre al fatto che comunque qualsiasi cosa abbiamo fatto non è mai andata bene veramente agli altri. Per gli altri, non siamo stati un bravo figlio, un bravo marito e un bravo capo quanto avrebbero voluto. Perché le persone valutano i fatti degli altri, le proprie intenzioni e vorrebbero un mondo perfetto. Lo facciamo anche noi ma ne abbiamo preso coscienza e cerchiamo di superare anche questo limite delle intenzioni e fatti.
Ma perché lo vuoi fare? Perché vuoi metterci al centro? Io stavo bene in quella vita, anzi, abbiamo vissuto senza porci il problema della scelta. Sceglievamo in base a quello che volevano e si aspettavano gli altri da noi. Decidere è difficile e se lo facciamo noi, dobbiamo anche assumerne la responsabilità. Quando le cose andavano bene, eravamo tutti felici e quando andavano male, avevamo anche la bella scusa che non era colpa nostra ma di tizio o caio che “ci aveva fatto scegliere quella cosa”. Facile, nessuna fatica nello scegliere, nessuna responsabilità e in più facevamo anche felici gli altri.
Ok, se ti va bene non vivere, ma la malattia ci ha fatto capire, con l’evidenza che dobbiamo morire, che siamo nati per vivere e vivere vuol dire scegliere e fare, scegliere per noi e fare. Se non scegliamo per noi, vuol dire non vivere la nostra vita ed è quello che noi abbiamo deciso di non volere.
Sì, prima era molto più facile, vivere senza scegliere per noi è molto più facile. Ci evita di capire veramente cosa vogliamo dalla nostra vita e soprattutto ci toglie la responsabilità della scelta fatta. E’ quello che fanno moltissime persone. Scelgono secondo quello che è giusto per la società, giusto per gli altri, senza riflettere su cosa vogliono veramente, e poi se le cose vanno male è colpa di qualcuno altro. Meglio di così? Zero fatica, zero responsabilità. Peccato che alla fine siamo tutti tristi, incazzati e demoralizzati. Peccato che alla fine non viviamo, ci lasciamo vivere…
Gran bei discorsi, ma parliamo della spalla, della salita, del tornare a casa, di quello che dirà Yara e la Mamma. Non dovevamo buttarci! Io me lo sentivo che sarebbe andata male. Ci sarà stato un motivo se le ultime due cifre dei chilometri sul cruscotto, quando abbiamo parcheggiato, erano 1 e 3… 13, ci sarà stato un motivo se al posto di buttarci alle 12.30 come da programma, ci siamo buttati alle 13.20… 13. Tutto diceva che non dovevamo farlo. Ti ricordi la nostra vocina cosa ci ha detto quando l’istruttore ci ha detto “metti fuori le punte dei piedi” e noi abbiamo guardato giù? Ci ha detto “Alessandro cosa cxxxo stai facendo?” e noi che non l’abbiamo ascoltata e ci siamo buttati.
Non ci siamo schiantati, quindi è andato tutto bene. Ce l’abbiamo fatta. La spalla guarirà. Con calma, passo dopo passo, respiro dopo respiro, mettendoci tutto il tempo di cui avremo bisogno, saliremo fino al ponte. Lasceremo che Yara e la Mamma, e tutto gli altri, dicano quello che vogliono. Se ci vogliono bene e ascolteranno a cuore aperto i motivi per cui ci siamo buttati, ci capiranno e continueranno a volerci bene. Se non sarà così il problema è loro non nostro. Il discorso “dei segni”, del 13 e tutto il resto, è solo legato a quello a cui da attenzione il nostro cervello in determinati momenti. Ogni istante della nostra vita, veniamo sottoposti a milioni di informazioni e il nostro cervello decide di elaborarne ed evidenziarne solo alcune. Quando compriamo una macchina nuova, per qualche settimana non vediamo che quel modello, sembra che tutti abbiamo comprato la nostra stessa macchina. Quando ti nasce un figlio, camminando per la città vedi solo carrozzine e mamme in cinta. Tutto il mondo ha deciso di fare figli quando l’ho hai fatto tu. Non è così, è il nostro cervello che sta evidenziando solo determinate cose di tutto quello che vede. Se viviamo un momento di dubbio e paura, come quello che abbiamo vissuto prima di lanciarci, il nostro cervello ci evidenzia tutta una serie di segni per spingerci a non fare quella cosa. Per lui la paura è sopravvivenza, è evitare un pericolo. Per questo che abbiamo bisogno del coraggio per sbloccare il nostro cervello e superare la paura. La paura è un valore positivo, per milioni di anni è stato il nostro strumento principale di sopravvivenza. Senza paura ci saremmo fatti sbranare dalle belve, ci saremmo bruciati con il fuoco e ci saremmo buttati dai dirupi… Il 13 è si un segnale, è il segnale che abbiamo paura di qualche cosa e che per superarla abbiamo bisogno del coraggio per farlo. Se affronti la vita con positività, ti accorgerai che il tuo cervello inizierà a evidenziarti un sacco di cose " fortunate".
Sembra che la cosa più importante per te sia cosa dicono e pensano gli altri di noi? Lo so che abbiamo bisogno di una nostra identità sociale, che quello che dicono gli altri ha un peso su di noi ma prima di tutto ci deve interessare quello che NOI diciamo e pensiamo di NOI, e solo dopo, ci deve interessare quello che gli altri dicono e pensano di NOI. La vita è la nostra. Abbiamo deciso di metterci al centro della nostra vita e lì dobbiamo restare. Accettiamo che gli altri possano pensare che stiamo facendo una cosa sbagliata ma andiamo avanti con le nostre convinzioni. Questo non solo per il fatto che ci siamo buttati da un ponte, questo per tutto quello che faremo nella vita.
Ti ricordi cosa abbiamo deciso qualche settimana fa? Abbiamo deciso che quello che facciamo e faremo, lo facciamo e faremo per cercare di dare un mondo migliore a Xander e Kiki. Abbiamo deciso di dedicare la nostra vita a questo. Il “nostro” agire qui e ora per “un mondo migliore per loro”. Per far questo abbiamo deciso di partire dal cercare di trasmettergli i nostri valori e sappiamo che se non siamo noi i primi ad applicarli, non saremo mai credibili e non potremo trasmetterli. Più che ascoltare, loro vedono cosa facciamo. Quindi non possiamo agire secondo i valori degli altri. Se vogliamo che siano felici, dobbiamo per primi noi ad agire per essere felici. Se vogliamo che decidano loro per la loro vita, e non seguano invece quello che gli dice la società, gli dicono gli amici e noi stessi, dobbiamo essere i primi noi a metterci al centro delle nostre decisioni. Ti ripeto, che mettersi al centro, decidere noi della nostra vita, non vuol dire essere egoisti, vuol dire decidere con i nostri valori, secondo quello che per noi è giusto e soprattutto prendendoci la responsabilità di quello che facciamo, mettendoci al centro del nostro cambiamento.
Belle parole e nei fatti!
Direi che buttarsi da un ponte, possiamo definirlo un fatto o sbaglio? E guarda che siamo arrivati in cima al ponte, e siamo a due fatti. Quando arriveremo a casa, a tre.
Cambiare la nostra vita, vuol dire semplicemente cambiare un fatto dopo l’altro… il difficile è il primo passo e forse per noi è stato fregarcene della vocina che ci diceva “Alessandro che cazzo stai facendo!”
Regole:
-) Le paure sono positive per la nostra sopravvivenza ma anche un limite da superare. Super superare le nostre paure/limiti dobbiamo avere il coraggio di farlo. (vedi anche il post sulle paure)
-) Mettersi al centro della propria vita, vuol dire decide per noi con i nostri valori. Vuol dire non decidere per quello che gli altri credano sia giusto e utilizzando i valori degli altri;
-) Mettersi al centro non vuol dire essere egoisti, vuol dire prendersi la responsabilità della propria vita;
-) Con l'evidenza che dobbiamo morire, che la nostra vita ha un termine, dobbiamo prenderci la responsabilità di VIVERE, cioè di fare e di fare secondo quelli che sono i nostri obiettivi e il nostro fare. Vivere vuol dire scegliere e fare, sceglie noi per fare per un mondo migliore;
-) I segni di fortuna e di sfortuna sono solo i segni della realtà che ci sono sempre ma il nostro cervello decide di evidenziarci secondo il nostro umore. Se siamo positivi, se crediamo di poter fare quello che voglia, ci evidenzierà segni della fortuna. Se siamo negativi, se cerchiamo le cose negative, il nostro cervello ci evidenzierà i segni della sfortuna ma ci sono sempre entrambi;
-) Ci deve interessare prima cosa pensiamo e diciamo NOI di NOI e solo dopo quello che dicono e pensano gli altri di noi. Se noi crediamo veramente in quello che facciamo allora accetteremo anche gli agli altri pensino male di quello che facciamo, ma andremo comunque avanti per la nostra strada.
-) Cambiare la nostra vita, vuol dire cambiare solo un fatto dopo l'altro.
Kiki e Xander siete la cosa più importante della mia vita. Vi voglio bene.
Regole:
-) Le paure sono positive per la nostra sopravvivenza ma anche un limite da superare. Super superare le nostre paure/limiti dobbiamo avere il coraggio di farlo. (vedi anche il post sulle paure)
-) Mettersi al centro della propria vita, vuol dire decide per noi con i nostri valori. Vuol dire non decidere per quello che gli altri credano sia giusto e utilizzando i valori degli altri;
-) Mettersi al centro non vuol dire essere egoisti, vuol dire prendersi la responsabilità della propria vita;
-) Con l'evidenza che dobbiamo morire, che la nostra vita ha un termine, dobbiamo prenderci la responsabilità di VIVERE, cioè di fare e di fare secondo quelli che sono i nostri obiettivi e il nostro fare. Vivere vuol dire scegliere e fare, sceglie noi per fare per un mondo migliore;
-) I segni di fortuna e di sfortuna sono solo i segni della realtà che ci sono sempre ma il nostro cervello decide di evidenziarci secondo il nostro umore. Se siamo positivi, se crediamo di poter fare quello che voglia, ci evidenzierà segni della fortuna. Se siamo negativi, se cerchiamo le cose negative, il nostro cervello ci evidenzierà i segni della sfortuna ma ci sono sempre entrambi;
-) Ci deve interessare prima cosa pensiamo e diciamo NOI di NOI e solo dopo quello che dicono e pensano gli altri di noi. Se noi crediamo veramente in quello che facciamo allora accetteremo anche gli agli altri pensino male di quello che facciamo, ma andremo comunque avanti per la nostra strada.
-) Cambiare la nostra vita, vuol dire cambiare solo un fatto dopo l'altro.
Kiki e Xander siete la cosa più importante della mia vita. Vi voglio bene.
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