domenica 28 agosto 2016

Il terremoto

Cari Xander è Kiki,
questi sono giorni di dolore e dramma, tante perone sono morte e tantissime stanno male a causa del terribile terremoto che ha colpito il centro Italia. È difficile trovare una risposta al perché debbano succedere queste cose, non ci possiamo accontentare di un semplice "è la natura". In questo caso sapevamo che quella è una zona a rischio e dovevamo lavorare, agire perché le case venissero messe in sicurezza. Esiste tutta la tecnologia necessaria perché queste cose non succedano più. Ci perdiamo in mille cose e non riusciamo a dare le giuste priorità. Non possiamo giustificarci con "i terremoti non sono prevedibili", non sappiamo quando ma sappiamo che ci saranno. Non possiamo evitare un terremoto ma possiamo agire perché quando ci sarà le case non crollino.
È anche inutile cercare le colpe, serve solo ad accontentare i nostri temporanei mal di pancia, dobbiamo cercare le cause e poi agire per risolverle. Tutti, non solo "i politici", si prendano la responsabilità di agire per mettere le case italiane in sicurezza, prima di tutto chi ci abita, poi chi le progetta e le costruisce. Non dobbiamo farlo perché ce lo dice la legge, dobbiamo farlo per noi, per la nostra vita e quella dei nostri figli. Dobbiamo essere per primi noi i responsabili del nostro futuro, solo se tutti agiremo, le cose cambieranno.
Questi eventi scatenano in ognuno di noi una forte energia, l'energia della rabbia, non sprechiamola urlando, sbraitando e cercando le colpe, usiamo per agire per risolvere le cause.

E adesso non pensiamo solo al ricostruire, agiamo subito anche per prevenire altri morti, mettendo le case di tutti gli italiani in sicurezza.

Cari Kiki e Xander vi voglio un sacco di bene, siete la cosa più bella della mia vita.

ps: qui sotto vi riporto quello che ho scritto su 18mq
"Cosa dirò ai miei figli? Dirò che ci sono state tantissime persone che senza dire niente sono partiti nella notte, che ci sono state tantissime persone che nel silenzio hanno scavato a mani nude per ore e ore. Dirò che è stata la forza della speranza che ha dato l’energia a queste persone. Dirò che anche davanti alla devastazione di un terremoto, niente è più forte della speranza di un giorno migliore. Gli dirò di credere negli uomini, soprattutto in quelli che non parlano, che agiscono e che guardano al domani con la speranza in un mondo migliore. Cercherò di insegnargli a essere così."

domenica 3 luglio 2016

La forza del gruppo

Cari Xander e Kiki,
Sono felice. Sto facendo una delle cose che mi rende più felice, comunicare, scrivere. Il post di domenica è stato letto da tantissime persone e questo mi fa ancora più felice. Io scrivo per essere letto, scrivo perché voglio comunicare. Questo blog, non è il mio diario personale, è il mio urlare al mondo quello che penso e che provo. Mi piacerebbe che fosse più interattivo, mi piacerebbe avere più commenti, creare una vera condivisione. Credo sia importantissimo per la mia crescita la possibilità di confrontarmi con le diverse visione del mondo, attraverso la condivisione.
Sono un animale sociale, ho bisogno degli altri per realizzare me stesso.

Due sabati fa, ho camminato sui carboni ardenti. Tecnicamente ho fatto una Pirobazia. E’ stato bello e intenso, ma non per le 4 volte che ho attraverso il tappeto di carboni, ma perché l’ho condiviso con un gruppo di persone speciali. Non ci conoscevamo, non c’erano ruoli e quindi pre-giudizi, eravamo tutti simili nelle nostre diversità, soprattutto eravamo tutti uguali davanti al fuoco, davanti alla paura del fuoco. Questo è stato il vero valore di quell’esperienza: condividere, con l’umiltà dei tutti simili, una forte prova di coraggio. Per essere simili, non bisogna essere uguali in tutto, basta un elemento di unione, in quel caso il fuoco. Quando si è simili, quando ci concentriamo sulle cose che ci uniscono, si diventa parte del gruppo, e la forza del gruppo diventa la nostra forza per superare i nostri limiti. Per superare la paura del fuoco e fare il primo passo.
Di quelle ore non ricordo il calore del fuoco, e vi garantisco che scottava, ricordo il calore del gruppo. Il calore delle persone speciali di quel gruppo.

Parlo spesso dei nostri limiti, limiti che mettiamo noi su di noi. Limiti sulle nostre capacità. “Non posso fare questo”, “non sono capace a fare quest’altro”, “per guarire ho bisogni di quella medicina”, “l’inglese non lo imparerò mai”, “ho paura dei ragni”. Il nostro quotidiano è la gestione dei nostri limiti per sopravvivere, quando dovrebbe essere, superare i nostri limiti per trovare tutta la forza delle nostre capacità, per fare quello che ci rende felici. Superare i nostri limiti per vivere a pieno tutto il bello che ci offre il mondo.

Con l’esperienza della Pirobazia, ho capito che oltre ai limiti che poniamo su noi stessi, dobbiamo superare i limiti che ci poniamo nei confronti degli altri. I rapporti sono regolati da dei limiti, molti legati a quelle che noi consideriamo diversità. Pensate solo al rapporto uomo-donna, quanti limiti ci sono che impediscono la possibilità di trarre forza da questo rapporto. O si è una coppia o tutto è più difficile. Difficile pensare serenamente a una semplice amicizia uomo-donna, senza ipotizzare che comunque potrebbe nascere una storia. Cosa che non accade mai se il rapporto è uomo-uomo. Ci sono i limiti legati ai ruoli, i limiti di rapporto fra dirigente e sottoposto, fra dottore e malato, fra insegnate e alunno. Dove c’è un ruolo c’è almeno un limite legato alla diversità. Ci sono i limiti legati all’intimità. Sappiamo che certe domande non si possono fare perché “sono troppo intime”, limitando la possibilità di condividere determinate cose e dare valore al rapporto. Tantissimi i limiti legati al giudizio. Non voglio avere rapporti con quella persona perché ha una cattiva fama, un cattivo giudizio sociale, magari solo per il diverso colore della pelle o per il diverso accento o per il diverso Dio a cui crede.
Superare questi limiti, ci permette di creare un rapporto più intenso con gli altri, ci permette di diventare un gruppo unito e l’energie del gruppo rendono ancora più forti e intense le nostre. Da soli si può fare tanto, ma in gruppo si può fare anche l’impossibile, come camminare sui carboni ardenti.

Kiki è Xander vi voglio bene, siete la cosa più bella della mia vita.

martedì 14 giugno 2016

Strategie per il cambiamento per le aziende e le persone

Cari Xander e Kiki,
Qui sotto la bozza di quello che avrei dovuto dire durante il mio intervento al TEDx di Alessandria il 11/06/16. "Avrei dovuto", perché alla fine sono andato a braccio, e lo potrete verificare guardando il video del mio intervento, che troverete su TED da fine luglio.

“Buongiorno a tutti. La domanda a cui cercherò di dare risposta in questo mio intervento è: “Perché le aziende devono cambiare le loro strategie per adeguarsi a questo mondo in continuo cambiamento? Come lo devono fare?”

Partiamo da 3 evidenze: 
Il mondo è sempre cambiato, quello che è cambiato oggi è il modo in cui sta cambiando. Il cambiamento adesso è molto veloce. Si è passati dal parlare di innovazione al parlare di evoluzione. 
Prima le scoperte e le invenzioni creavano “innovazione”, dal vecchio si passava al nuovo. Dopo le innovazioni si viveva un periodo di consolidamento, di sfruttamene di queste. E’ stata inventata la ruota, e questa innovazione è stata consolidata in milioni di anni. E’ stata inventata la macchina a vapore, e questa innovazione è stata consolidata in centinaia di anni. E’ stato inventato il fax e questa innovazione è stata consolidata in qualche decennio. I tempi di consolidamento si sono sempre più ridotti fino ad annullarsi. Oggi le scoperte e invenzioni sono innumerevoli ogni giorno. Oggi si scopre e inventa e non si consolida più ma si condivide. La condivisione, grazie alla rivoluzione digitale, permette un immediato aumento del “sapere” che spinge a un’altra scoperta e innovazione. Non si passa più dal vecchio al nuovo ma si evolve. Un esempio sono i telefoni cellulare, si è passati dai primi che telefonavano e basta, a quelli di oggi che permettono di fare tantissime cose, e ogni nuovo modello evolve sempre, migliorando con nuove funzionalità.
Si è passati da un mondo statico a un mondo dinamico. Prima i cambiamenti erano pluri-generazionali, perché un cambiamento si consolidasse erano necessarie più generazioni. Oggi in una generazione ci sono pluri-cambiamenti, con un'evoluzione continua.

La seconda evidenza è che il mondo è imperfetto. L’errore è parte del sistema. L’uomo è parte del mondo, l’uomo è imperfetto. Rendersi conto di questo è molto importante perché ci fa capire che la perfezione non esiste. La legge di Pareto, dice che con il 20% del tempo si ottiene l’80% del risultato e con il restante 80% del tempo si ottiene il restante 20% del risultato. In un mondo dove non esiste la perfezione e la velocità fa la differenza, è meglio il fare, quindi arrivare all’80% del risultato con il 20% del tempo, che tendere alla perfezione con il restante 80% del tempo, che tanto non ci arriveremo mai. 

Il valore è l’essere diverso dagli altri. L’essere diverso è l’elemento che ci permette di uscire dalla massa per essere visti, scelti.

Cosa deve fare un’azienda per adeguarsi a queste evidenze? 
- Mettere il valore delle persone al centro del proprio business, perché è l’unico modo per l’azienda di essere motore dell’evoluzione e del cambiamento.
- Valorizzare l’errore come momento di apprendimento.
- Individuale i propri talenti differenzianti e svilupparli, e non cercare di standardizzarsi eliminando solo le proprie negatività.
- I valori, i criteri di scelta sono più importanti del metodo e del fine.
- Aprire l’azienda, questo vuol dire sia far entrare nuove competenze ed esperienze in azienda sia far uscire le proprie.

Partiamo dal mettere il valore delle persone al centro del nostro business. Nelle scuole di economia insegnano che i 3 fattori produttivi sono: “la terra, il capitale e la forza lavoro”. L’imprenditore è colui che coordina questi tre fattori produttivi per il raggiungimento del fine dell’impresa.
Anche qui troviamo una forte staticità del concetto, risorse date e strumenti di coordinamento definiti al raggiungimento di uno scopo. In un mondo dinamico, questo non funzione perchè non si può pensare di replicare all’infinito un processo di coordinamento dei tre fattori produttivi. Tutti i processi devono essere ridefiniti, per migliorarli ed evolverli, ogni volta che si realizzano. Non devono essere replicato ma evoluti. Solo mettendo le persone al centro dei processi, questo può avvenire. Le aziende fatte di persone e non di procedure, fatte di persone che condividono chiaramente gli stessi valori decisionali, persone consapevoli del proprio valore e delle proprie responsabilità, saranno in grado di autoregolarsi al cambiamento e anzi essere loro il motore del cambiamento.

La valorizzazione dell’errore. Se vogliamo muoverci in un ambiente sconosciuto, lo dobbiamo fare ad approssimazione di errori. La scienza, la tecnica e la medicina si muovono così. Anche noi entrando in una stanza buia che non conosciamo, per accedere la luce tentiamo di toccare il muro alla nostra destra, se sbagliamo perché non troviamo l’interruttore, impariamo che li non c’è e proviamo vicino e proseguiamo così fino ad aver trovato l’interruttore. Se abbiamo veramente imparato da tutti i nostri errori, prima o poi l’interruttore lo troviamo.
La nostra infanzia è caratterizzata da questo sistema di apprendimento, non conosciamo niente del mondo. Per imparare a camminare dobbiamo prima provare a camminare. Così per il parlare, il mangiare e tutto quello che per noi oggi è naturale fare. Mediamente prima di camminare, cadiamo almeno 600 volte, cioè tentiamo un equilibrio, sbagliato per 600 volte fino a quando non troviamo quello che ci fa camminare. 
Quando utilizziamo questo metodo di apprendimento? Quando non conosciamo le variabili e i sistemi che regolano l’ambiente in cui dobbiamo agire. Quando non conosciamo le regole del percorso che dobbiamo compiere per arrivare al nostro scopo.
Fino a qualche decennio fa, forse meno, le regole dei sistemi economici erano abbastanza definite. Regole statiche e consolidate, che con diversi anni di studio sono state anche formalizzate e insegnate nelle università, master e anche per corrispondenza e su DVD.
Una buona idea, studi di mercato ben fatti, strategie ben definite e potere economico, erano le chiavi di un probabile business di successo. Si studiavano i casi di successo e si cerva di replicarli al meglio. La cosa funzionava e funziona ancora. Ma in futuro, cioè domani mattina?
Quando si sa cosa si deve fare, perché le regole sono chiare, non seguirle, sbagliare è una cosa fortemente negativa a livello personale, aziendale e addirittura sociale e va punita. Brutti voti a scuola, licenziamenti in azienda e gogna sociale. Soprattutto nel mondo europeo, il fallimento di un’azienda è visto come un imprenditore incapace, che deve essere punito e reietto dalla società, tanto da impedirgli di poter ricominciare con una nuova azienda fino a remissione dei suoi peccati. E se fosse stato invece solo un bravo imprenditore che ci ha provato e ha solo sbagliato? Magari al tentativo successivo avrebbe scoperto la fusione a freddo. Ovviamente parliamo solo di gentiluomini.
Quando non si sa cose si deve “fare”, anzi dove “fare” in modo diverso è il valore, l’unico modo di agire e tentare e quindi anche sbagliare. L’errore, la sua analisi e l’apprendimento da questa è l’elemento base di un business in un mondo in evoluzione come quello di oggi.
Le aziende devono creare un clima diffuso di accettazione dell’errore, di evidenza e condivisione dello stesso a livello aziendale e di divulgazione dell’apprendimento che ne è scaturito. 
Se continuiamo a dare all’errore un valori negativi, ci sarà sempre il terrore di sbagliare per la paura di essere puniti. E cosa succederà? Nessuno farà niente, così sicuro non si commetteranno errori, l’azienda rimarrà statica in uno scenario dinamico. L’azienda sarà fuori dal mercato. L’azienda chiuderà.

La crescita del talento differenziante della nostra azienda. Il mondo non è perfetto, tanto meno noi e le nostre aziende ma c’è sicuramente qualche cosa della nostra azienda che qualcuno, anche solo noi imprenditori, consideriamo un talento. E’ li che dobbiamo sviluppare la nostra azienda. Paradigma semplice nel mondo dinamico ma non accettato in quello statico. 
Come già detto nelle scuole economiche di tutti i livelli, vengono insegnate le regole formali di base per costituire un azienda. Nei libri sono formalizzati i modelli delle varie aziende perfette, tipi di gerarchie, diffusione dei poteri, sono tanti, almeno una 50antina. Dalle società uni-personali, fino alle multinazionali più grandi al mondo. Apri un’attività, decidi il tuo modello e da li parti, puoi anche decidere di cambiare modello, se cambi la dimensione dell’azienda, ma devi rimanere sempre in quei 50 modelli, altrimenti ti mancano le regole per funzionare bene.
Visto che siamo tutti bravi imprenditori, conosciamo i modelli e cerchiamo di adattare quelli dei libri alle nostre aziende e per farlo cerchiamo quello che in azienda non corrisponde e iniziamo tutta una serie di forzature. Ancora di più se abbiamo chiamato un consulente ad aiutarci. Passiamo anni a inserire sistemi di controllo, modelli decisionali, procedure standard. Energie, soldi e soprattutto tempo per strutturare in modo formale la nostra azienda. E quando ci siamo riusciti? Tutto funziona come un orologio, avete formalizzato le procedure e formalizzato il sistema di controllo delle procedure. Siete finalmente un’azienda da manuale. Un’azienda come tutte le altre del manuale. Ma come, come tutte le altre? Ma noi vogliamo essere diversi, vogliamo che i nostri clienti ci riconoscano come diversi dai nostri concorrenti. Bene forse era meglio concentrarsi sull’essere diversi, sviluppando il talento differenziante dell’azienda e non concentrandosi sul volerla standardizzare. 
Il formatore e scrittore Alessandro Chelo, scrive nei suoi libri, molte delle cose che vi dico arrivano da li, che tutte le aziende, come tutte le persone hanno delle positività e delle negatività. Le negatività sono di tue tipo, strutturali e tecniche. Quelle tecniche, come il non saper l’inglese, non avere una contabilità adeguata alla crescita, non avere un carrello elevatore per scaricare i camion, si possono e anzi si devono risolvere. Facendo corsi di inglese, cambiando software gestionale e comprando un carrello elevatore. Invece le negatività strutturali, sono basso, ho la sede in una valle lontana dalla città, siamo in 4 e la mia prima concorrente è una multinazionale, sono negatività strutturali che non si possono risolvere, è quindi inutile continuare a concertarci su quelle, bisogna accettarle. 
Se vogliamo essere riconosciti per il nostro talento differenziante, cerchiamolo, sviluppiamolo, alimentiamolo e in parallelo miglioriamo le nostre negatività tecniche e accettiamo quelle strutturali. 

La chiara definizione e condivisione dei valori, dei criteri di scelta aziendali. Noi possiamo agire solo sul nostro quotidiano, possiamo fissarci degli obiettivi, dobbiamo fissarci degli obiettivi, ma l’unica cosa su cui possiamo agire sono le decisioni, le azioni di qui e ora. E’ fondamentale sapere dove voler andare, ma sugli obiettivi non abbiamo nessun controllo diretto. Sono gli elementi che guidano il mondo dinamico che li influenzano, obiettivi veri e raggiungibili oggi, domani potrebbero non esisterlo più. Nelle scuole di economica, dove regna ancora l’idea di un mondo statico, dove per decenni non varia nulla, insegnano che la cosa più importante è l’obiettivo. Fissa bene il tuo obiettivo e fai di tutto per raggiungerlo, lui è li che ti aspetta. Già il giorno dopo la partenza, si è sicuramene sposta, dopo una settimana è sparito.

Dobbiamo cambiare le priorità, prima definiamo il nostro metodo di azione. Definiamo quali sono i valori che guideranno le nostre scelte quotidiane, le nostre azioni, da quelle più banali a quelle fondamentali per l’impresa. L’obiettivo deve essere dinamico come il mondo in cui si realizzerà e che lo regola. Se seguiamo il nostro metodo, arriveremo al nostro obiettivo, dovunque lui si troverà.

Ultimo elemento ma importantissimo: l'apertura. Bisogna che le azienda abbiano il coraggio di condividere il proprio sapere, superando la paura di perdere potere, per permettere a tutto il nuovo di entrare in azienda per farla evolvere. Per gli "esperti" questa è la cosa più difficile perché non sono disposti a condividere il proprio sapere perché perderebbero potere e dall'altra parte, essendo esperti, credono di sapere già tutto e non vogliono far fatica per imparare cose nuove. 
Le aziende devono soprattutto aprirsi ai giovani, che hanno la mente ancora aperta e voglia di imparare.

Qui sotto la scaletta e mappe mentali che ho utilizzato durante la presentazione.


Cari Kiki e Xander, siete la cosa più importante della mia vita. Vi voglio bene.

domenica 29 maggio 2016

Cambiare e crescere per diventare quello che si vuole essere.

Cari Xander e Kiki,
Non puoi cambiare. Non puoi cambiare tu, è non puoi cambiare gli altri. Ce lo ripete ogni volta che proviamo a cambiare, a essere protagonisti della nostra vita. E’ inutile, sei fatto così, lascia stare, sono tutte fatiche sprecate. Ti sembrerà di cambiare per un po’ ma poi tornerai quello di prima, quello che sei. Peggio ancora se provi a cambiare gli altri. Tu sei fatto così, quante volte ci abbiamo provato? Sempre lo stesso risultato, tu sei fatto così, è inutile carcera di cambiare.
Il nostro cervello ce lo ha detto tantissime volte.
Ma allora nasciamo “già fatti così”? Perché se nasciamo “già fatti così”, allora posso ammettere che non possiamo cambiare, ma se invece nascessimo “da fare” e ci facessimo vivendo, perché non potremmo cambiare?
Io credo che nasciamo “da fare”, che giorno dopo giorno ci facciamo, giorno dopo giorno cresciamo nel nostro essere. Oggi giorno cambiamo, ma non perché non siamo più quelli del giorno prima ma perché siamo qualcosa di più rispetto a quelli che eravamo il giorno prima. Si continua a crescere.
La parola chiave è proprio crescere. Ammettiamo che si possa crescere e cambiare quando siamo bambini, ragazzi, giovani, poi basta. Da un momento in poi iniziamo a dire che non si può più cambiare.
Associamo il cambiare dell’essere con il cambiare dell’aspetto. Fin che cresco nel corpo, posso crescere nella persona. Cambiamo radicalmente nell’aspetto fino ai 20, 25 anni? Allora possiamo cambiare nell’essere fino a quell’eta.
Sono convinto che questo sia dovuto al fatto che viviamo in modo passivo la nostra vita. Cambiamo fino a quando in modo passivo, ci troviamo a vivere nuove esperienze. Con le nuove esperienze si cresce e si cambia. Quando siamo giovani le nuove esperienze sono tantissime e quindi cresciamo tantissimo. Poi tendiamo a stabilizzarci, a vivere nella nostra routine e allora smettiamo di crescere
“Ci facciamo” in modo passivo.
E se cambiassimo atteggiamento? Se diventassimo attivi nel nostro vivere? Se decidessimo di essere presenti nel nostro qui e ora, nel nostro presente, sempre come protagonisti della nostra vita.
Sono convinto che potremmo cambiare, crescendo.
Ci vuole coraggio, perché vorrebbe dire vivere una strada nuova ogni istante, una strada non ancora percorsa che non conosciamo. La strada che ci può però portare dove vogliamo andare noi.
Non cambiare, vuol dire percorrere la strada della sicurezza, quella che conosciamo, che molte volte non ci piace nemmeno, ma che ci fa meno paura.
Accettiamo che il passato non lo si possa cambiare, quello che è stato è stato, ma prendiamo consapevolezza che questo non vuol dire assolutamente che allora non si possa cambiare il nostro presente per cambiare il nostro futuro.
La scelta è nostra. Se troviamo il coraggio di affrontare la paura del cambiamento, la paura di sbagliare, se troviamo il coraggio di affrontare cose nuove, di uscire dalla nostra zona di conforto, se lottiamo con il nostro cervello perchè non ci proponga i soliti schemi, scuse e giustificazioni per non fare, allora cresciamo e diventiamo quello che vogliamo veramente essere. La frase è al presente perchè il presente è l’unico momento in cui possiamo agire e cambiare.

Regole:
Dobbiamo avere il coraggio di affrontare la paura di sbagliare
Accettiamo di non poter cambiare il nostro passato
Si può cambiare e crescere sempre
Viviamo e possiamo agire solo nel presente
Se vogliamo cambiare e crescere lo possiamo fare solo qui e ora, solo nel presente
Dobbiamo cambiare e crescere per diventare quello che vogliamo essere
Si cambia e si cresce facendo nuove esperienze e guardando in modo nuovo quelle già fatte

Cari Kiki e Xander, siete la cosa più bella della mia vita. Vi voglio bene.




sabato 14 maggio 2016

Le Aspettative, Obiettivi ed essere al centro delle nostre scelte

Cari Xander e Kiki,
capita che programmiamo la nostra vita sulle aspettative. Scegliamo la scuola superiore per l'aspettativa di un lavoro ricco di soddisfazioni e soldi, ci sposiamo per l'aspettativa di una vita felice e piena d'amore. Scegliamo in base alle aspettative.
Quindi le aspettative sono un elemento molto importante nella nostra vita, direi quasi fondamentali. Basiamo molte delle scelte più importanti della nostra vita, proprio sulle aspettative, ma cosa sono le aspettative?
Visto la loro importanza, è giusto farsi questa domanda. Il Dizionario Garganti scrive: "quello che ci si aspetta", ed è proprio così, le aspettative sono quello che "aspettiamo" che succeda. Ovviamente le aspettative normalmente sono positive, tutti vorremmo che le conseguenze delle nostre scelte siamo cose positive per noi. Passiamo molto tempo a pensare alle aspettative delle nostre scelte, anzi molte volte diamo più importanza all'aspettativa che alla scelta stessa. Questo succede spesso nel matrimonio, ci sposiamo già proiettati nell'aspettativa di ritrovarci con il nostro compagno, mano nella mano, a ottant'anni a godere di un tramonto spettacolare su una spiaggia tropicale. Vi ritrovate? Io si.

Ma attendere, aspettare è non fare, è non agire. Se basiamo le nostre scelte sulle aspettative, vuol dire scegliere e aspettare che qualche cosa, che qualcuno agisca per noi, per dare un risultato positivo alle nostre scelte. Aspettare vuol dire, proiettare il nostro qui e ora nel futuro, senza azione.

Per me, questo non funziona perché vuol dire delegare la nostra vita, vuol dire non vivere, sperare non mettendosi al centro, facendo passare il tempo in modo passivo senza agire.

Le scelte devono essere fatte per un obiettivo, non per un'aspettava. Scegliere per un' obiettivo, vuol dire anche definire le azioni necessarie per raggiungerlo. Le azioni sono il fare, fare noi, agire noi per la nostra vita. Definire un obiettivo, implica il definire il tempo di realizzazione. Scelgo una scuola perché voglio, entro qualche mese dal termine, lavorare in un determinato campo, e finito la scuola agisco perché questo succeda. Scelgo di stare con una persona perché ho l'obiettivo di essere felice qui e ora, da subito, nel presente, con quella persona e ogni giorno faccio qualche cosa io perché questo avvenga.

Vivere sulle aspettative, per me, vuol dire non vivere nel presente, vuol dire portare la nostra realtà nel futuro e li rimanere attaccati alle belle emozioni legate all' aspettative positive, con il rischio, certezza, che a un certo punto realizziamo di non aver veramente vissuto, e li nascono i problemi.

Regola: Non scegliamo per le aspettative, scegliamo per i nostri obiettivi e agiamo con il fare per raggiungerli. Dobbiamo essere noi i protagonisti della nostra vita.

Cari Kiki e Xander vi voglio bene. Siete la cosa più bella della mia vita.

mercoledì 4 maggio 2016

Vivere vuol dire emozionarsi

Cari Xander e Kiki,
Una delle considerazioni che maggiormente mi ha cambiato il modo di vedere le cose, di vedere la mia vita e il mondo, è l’evidenza che noi viviamo a emozioni. Belle emozioni come la felicità, la soddisfazione, la realizzazione, l’eccitazione, la serenità, l’amore. Emozioni neutre, come l’apatia, la noia e brutte emozioni come la tristezza, la rabia, la sofferenza, la delusione, l’odio.
Provate ad andare nella vostra memoria, troverete dei ricordi associati a immagini ma soprattutto associati a emozioni. Immagini che vi riporteranno a delle emozioni belle, brutte o neutre. Provate ad andare anche nel vostro futuro, quando pensate a cosa potrà accadere, immaginate sempre delle situazioni legate a immagini ed emozioni. 
Vivere nel presente, nel qui e ora, vuol dire vivere nell’emozione del momento. Tutto quello che noi consideriamo mondo reale, le cose che ci circondano, le persone con cui parliamo e interagiamo, alla fine si traducono in momenti di emozione per noi. 
La vita è un susseguirsi di emozioni.
I nostri 5+1 sensi raccolgono le informazioni dal mondo esterno, il cervello le elabora e le trasforma in emozioni.

Se vivere, vuol dire emozionarsi, per quanto mi riguarda, ho deciso che voglio vivere belle emozioni. Voglie essere felice e cercherò nel mondo esterno a me quelle cose che saranno strumento per la mia felicità. Già la consapevolezza di essere vivo è un’evidenza oggettiva che diventa strumento di felicità.

Kiki e Xander siete la cosa più bella della mia vita, vi voglio bene!!!